Il melo occupa uno spazio importante nell’ambito del panorama colturale italiano e mondiale sia in termini di superfice investita sia in termini economici.
Uno dei fitofagi più temuti di questa coltura è l’afide grigio (Dysaphis plantaginea). La pericolosità di quest’afide si manifesta particolarmente nel periodo della fioritura e nelle prime fasi di post fioritura, quando le punture di suzione determinano la deformazione dei frutticini in allegagione. Spesso attendere di vedere l’afide per intervenire significa esporsi al rischio di subire comunque un danno dalla sua attività. Successivamente, dopo la fase di frutto noce, la coltura non è più suscettibile agli attacchi di questo fitofago.
Si tratta di un insetticida di origine botanica a base di azadiractina A, estratta dall’albero del Neem (Azadirachta indica). Un processo di estrazione brevettato permette di ottenere un formulato con contenuto di sostanza attiva stabile e garantito. Sebbene l’albero del Neem sia conosciuto da millenni in India per alcune proprietà terapeutiche per l’uomo, oltre ad essere repellente per diversi insetti, solo negli ultimi decenni si è valutato scientificamente quali potenzialità avesse l’estratto come attività fitoiatrica. L’azadiractina A, un limonoide che, nonostante sia completamente naturale ed assolutamente innocuo per l’uomo, manifesta una eccellente attività insetticida attraverso diverse modalità di azione. Attiva per contatto e ingestione (ha azione sistemica), agisce principalmente come un regolatore di crescita provocando il blocco della muta degli insetti (blocca la produzione di ecdisone, ovvero l’ormone della muta), con conseguente morte dell’insetto. Non presenta azione abbattente, ma ha anche azione repellente (le foglie trattate sono meno appetibili, meno colonizzate e visitate) e deterrente all’ovideposizione, e riduce la fitness e la fecondità degli individui. Gli insetti si intorpidiscono e riducono sensibilmente la loro attività, la popolazione non incrementa e, nel giro di qualche giorno, collassa.
I risultati del trattamento (in considerazione delle modalità di azione) con NeemAzal- T/S sono valutabili a distanza di 7-10 giorni dall’intervento. Molta importanza deve essere data alla ottimale bagnatura della vegetazione. Il pH della soluzione non deve essere superiore a 7 e per questo motivo, se necessario, si consiglia di acidificare la soluzione.
La strategia di intervento su melo prevede due trattamenti con NeemAzal®-T/S alla dose di 2-3 l/ha in pre e post fioritura per controllare sul nascere le popolazioni di questo pericoloso afide. La miscela con un prodotto contenente aminoacidi come Plantech.
Plantech si caratterizza per un pH acido (pH 3,8), per cui il suo impiego alle dosi consigliate è ideale in miscela con agrofarmaci, come NeemAzal T/S che si avvalgono di un pH sub acido della soluzione, inoltre gli aminoacidi veicolano i principi attivi ad azione sistemica all’interno delle piante migliorandone l’assorbimento e la traslocazione.
NeemAzal-T/S non è tossico per le api e per molti ausiliari e può essere impiegato in combinazione con i lanci di nemici naturali; è autorizzato in agricoltura biologica.





